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La dignità del sacerdozio

03/07/2013 by San Carlo: Passione per la gloria di Cristo

IMG_6288Gesù ha parlato della dignità del sacerdozio in diverse occasioni. Spesso sono momenti drammatici, in cui Cristo corregge le aspettative degli apostoli, legate a un’immagine troppo terrena della loro gloria.

Tra questi episodi c’è anche un dialogo, avvenuto in casa di Pietro, a Cafarnao. Seguiamo il vangelo di Marco: il Maestro è appena rientrato con i Dodici dopo vari giorni di assenza. Le donne di casa e i figli, possiamo verosimilmente pensare, si danno subito da fare per accogliere il gruppo e preparano acqua, catini e asciugatoi per i piedi dei viaggiatori.

Gesù ha però un conto in sospeso con i discepoli e, prima ancora che i compagni si siedano per lavarsi, domanda loro: «Di che cosa stavate parlando lungo la strada?». Le donne e i bambini sospendono il loro servizio, forse intimoriti, e aspettano che il Maestro concluda il discorso iniziato.

I discepoli tacciono. «Lungo il cammino avevano infatti discusso tra loro di chi fosse il più grande», annota Marco.

Qual è la dignità che il Messia ci riserva nel suo Regno? Pietro ci pensava spesso, in quella fase della sua amicizia con Gesù. Lo testimonia l’evangelista Matteo: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?».

Dopo aver lasciato correre i pensieri dei discepoli per un momento di silenzio, Gesù per primo si siede. Le donne e i bambini sono ancora lì, immobili con i secchi in mano, come servi in attesa di un ordine. Gesù li guarda e, forse accennando proprio a loro, dice: «Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo e il servo di tutti».

Ecco chi è il vero apostolo, e quindi ogni sacerdote. Colui che desidera partecipare della missione di Cristo può scoprire la vera dignità della sua chiamata solo imitando Lui, che è il Servo. «Dio ha messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte», scriverà san Paolo ai cristiani di Corinto. Il sacerdote è chiamato a servire la vita degli altri, a dare la sua vita per loro.

Poi Gesù prende per mano uno dei bambini che gli stanno accanto e lo rassicura, stringendolo a sé con tenerezza paterna. Tra le sue braccia quel bambino diventa il simbolo dell’apostolo, teneramente protetto da Dio, trattato con amore. Il sacerdote può essere servo perché è molto amato. Dio lo ha scelto ed egli è Suo. Dio non lo incarica di un compito sovrumano per poi dimenticarsene. Al contrario, lo segue e lo protegge. Segno della fiducia in questa cura di Dio è la preghiera della Chiesa, che non smette di affidare i suoi pastori a Colui che li ha chiamati.

Infine Gesù spiega: «Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me». I discepoli possono ormai capire che cosa intenda: chi accoglie voi che siete gli ultimi di tutti e i servi di tutti per amore mio, dice loro il Maestro, accoglie me. Ma c’è ancora di più: «Chi accoglie me - conclude infatti Gesù - non accoglie me, ma Colui che mi ha mandato».

Quale dignità potremmo cercare che sia più alta di questa? Quale gloria più grande desiderare? Noi crediamo che chiunque ci accoglie, accoglie in noi il Creatore del cielo e della terra. In questa consapevolezza il sacerdote trova una letizia stabile e profonda. La gioia di essere nel mondo il portatore di Cristo lo libera pian piano da ogni immagine mondana di grandezza e attira il suo sguardo verso la realtà invisibile delle cose. La stessa che Gesù indica rispondendo alla domanda di Pietro nel vangelo di Matteo: «In verità vi dico, voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele».

 

nella foto: L’abside della basilica di Santa Maria Maggiore (foto Zennaro).

 

Volantariadi - Tarquinia 2013

02/07/2013 by modavi

423786_536452069730521_1717285913_n-1Stanno per tornare le “Volantariadi”, consueto appuntamento del Modavi-Protezione civile che consiste in una gara di soccorso riservata alle organizzazioni di volontariato di protezione civile. Le “Volontariadi 2013” si svolgeranno a Tarquinia (Vt) dal 5 a 7 con il patrocinio della Regione Lazio, della Provincia di Viterbo, del Comune di Tarquinia e dell’Università Agraria di Tarquinia. Le attività inizieranno il pomeriggio del 5 luglio per terminare entro le 13 di domenica 7 luglio.

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Anch'io sono la protezione civile

02/07/2013 by modavi

anchiosonolaprotezionecivileIn questi primi giorni di scuola chiusa, mentre i ragazzi si godono sveglia tardi e bagni in piscina, mamme e papà di tutta Italia stanno cercando e vagliando l’ipotesi di far partecipare i propri figli ad un “centro estivo”. Coniugare utile e dilettevole, magari lontano dall’asfalto bollente delle città.

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In partenza per Catamayo, Ecuador

01/07/2013 by Associazione Seed

Sono venute oggi a trovarci Simona e Simona, due ragazze che stanno studiando per diventare insegnanti nella scuola d’infanzia e che nel proprio percorso formativo hanno deciso di fare una esperienza in Ecuador. Partiranno tra meno di un mese. Destinazione iniziale Quito, dove parteciperanno e contribuiranno come volontarie all’organizzazione di una colonia estiva organizzata da Multimicros Ticino. Da qui partiranno poi per Catamayo, dove avranno la possibilità di collaborare alle attività di apertura e alle prime due settimane di asilo presso l’asilo Pettirosso, gestito dalla associazione locale Amigos de los Niños de Catamayo e dove saranno ospitate dalla nostra amica Zhadira! Buona fortuna ragazze!  Aspettiamo vostre foto e vostre notizie dall’Ecuador :)

26 Giugno: valori dello sport antitetici al marketing della droga

27/06/2013 by modavi

1044249_568759743187458_26730190_n“La campagna Nemmeno di Striscio ci ha dato grandi soddisfazioni – dichiara il comitato organizzatore, che con quest’anno è alla terza edizione dell’iniziativa – soprattutto nel mondo dello sport, con tornei organizzati ad hoc e prestigiose iniziative che sono state dedicate a questa giornata, dal Meeting di Frascati di Atletica Leggera alla 49° edizione della Coppa Canottieri.

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26 Giugno. Il Presidente del Senato plaude a campagna “Nemmeno di striscio”

26/06/2013 by modavi

MODAVI_Nemmeno_di_Striscio_Adesivo2__bassa_risIniziative in tutta Italia per la campagna “Nemmeno di Striscio”, organizzata da Modavi onlus, Asiciao e Opes Italia in occasione del 26 Giugno, Giornata Mondiale della lotta alla droga.

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Comunicato stampa sul progetto “Comunicare, socializzare, integrarsi”

26/06/2013 by Associazione Seed

Ecco il comunicato stampa relativo al progetto di integrazione “Comunicare, socializzare, integrarsi” che abbiamo organizzato noi della associazione seed, insieme alla associazione NoWomannoLife di Muzzano e l’Imam Samir Jelassi della comunità musulmana di Lugano e che si è svolto a Lugano nel mese di maggio e giugno e si è concluso… per ora, lo scorso 19 giugno! Speriamo di poter continuare a settembre con nuove attività… a presto nuovi aggiornamenti :)

Scarica il COMUNICATO STAMPA

Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto

25/06/2013 by San Carlo: Passione per la gloria di Cristo

omeliasottopietraOmelia per la prima messa dei neordinati, Roma (Santa Maria in Domnica), 23 giugno 2013 -

La Chiesa ci propone di meditare oggi una visione del profeta Zaccaria.
Zaccaria è l’ultimo dei profeti, la cui morte apre la grande siccità interrotta solo da Giovanni il Battista. È nota l’invettiva di Gesù contro i suoi contemporanei: “ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachìa, che avete ucciso tra il santuario e l’altare” (Mt 23, 35).
Gesù fa di questo uomo di Dio il simbolo di una lunga serie di suoi testimoni, che pagarono con il sangue la loro fedeltà alla verità e al bene.
Con queste parole Gesù, poco prima di affrontare la sua passione, accusa di questa stessa opposizione ostinata e violenta la generazione che lo crocifiggerà.
E l’apostolo Giovanni si ricorderà proprio di Zaccaria e di questa sua visione profetica. Essa gli permetterà, come uno sfondo già preparato, di leggere nella sua ultima verità il grande evento della crocifissione di Gesù di cui sarà testimone. Guardando a quell’esperienza, infatti, annota nel suo vangelo: “E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19, 37).

Qual è dunque l’ultima verità della croce, del sangue sparso dal Cristo?
Zaccaria annuncia quell’evento in una chiave luminosa. La promessa di Dio che egli contempla è essenzialmente una promessa rassicurante: “Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione” (Zc 12, 10). Tutto l’intreccio di questa profezia ci sorprende. Essa mescola come fosse un tutt’uno l’annuncio dei dolori e la promessa del conforto. Zaccaria parla di grazia e consolazione, ma subito pronuncia la frase citata da Giovanni, che sembra mal adattarsi con quanto è stato appena annunciato: “guarderanno a me, colui che hanno trafitto” (Zc 12, 10). Anzi: “Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito” (Zc 12, 10). Ci sarà sofferenza, ci sarà dolore e pianto. La perdita sembrerà irreparabile. Eppure, proprio “In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità” (Zc 13, 1).

In quello stesso giorno, il giorno della morte di Cristo, in Gerusalemme sgorgherà una sorgente, la cui acqua avrà il potere di lavare il peccato e l’impurità.
Nello sguardo di san Giovanni, questa sorgente sono i sacramenti. È l’acqua che l’apostolo vide sgorgare assieme al sangue dal costato trafitto di Gesù (Gv 19, 34).
“Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19, 37). L’uomo, che ha dentro la nostalgia della purità, che cerca la liberazione dal peso del peccato che lo opprime e lo stanca, guarderà a questa sorgente. Desidererà berne per essere liberato, per essere ricostituito, per trovare appunto “grazia e consolazione” (Zc 12, 10).
Nell’espressione suprema dell’amore di Cristo per noi è dunque un tutt’uno il gesto che spinge al pianto e il dono della consolazione. Il sacrificio di sé che Gesù compie per amore mio e tuo è un unico e medesimo atto con il dono dello Spirito, il Consolatore.

Che cosa c’entra tutto questo con noi, con voi?
Il sacerdote è nel mondo per essere un canale di questa fonte, perché l’acqua risanante che sgorga dal Golgota irrighi il mondo intero e lo fecondi, come mostra lo splendido mosaico della chiesa di san Clemente a Roma.
La persona del sacerdote è posta, in forza della scelta di Dio e del sacramento ricevuto, al centro di questo evento che affligge e consola, che “ferisce e […] risana” (Gb 5, 18). Ferisce uno per risanare molti. Ma affligge anche i molti che guardano con amore a Colui che è stato trafitto per loro e proprio così li consola.
Questa è la grandezza e la singolarità del sacerdozio, del sacramento dell’ordine: di essere al centro di questo evento di salvezza.

Questo è vero per pura grazia, per l’opera dello Spirito che ieri ha cambiato il vostro essere e vi ha costituito sacerdoti. Ma è anche una chiamata. Ed è qui il gusto della vocazione che abbiamo ricevuto: quello di corrispondere a ciò che siamo.
Siamo chiamati a farci concrocifiggere con Cristo, perché sia donata all’uomo la consolazione. E nello stesso tempo siamo chiamati a vivere questa consolazione, perché l’uomo possa levare lo sguardo alla fonte stessa della consolazione. Siamo insomma i primi invitati ad accostarci alla fonte, per diventare noi stessi fonte. “Chi ha sete” – e siamo noi i primi a dover sentire questa sete – “venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno” (Gv 7, 37-38); “l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4, 14).
San Paolo descrive questa esperienza nella prima ai Corinti: Dio – dice – “ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio. 5Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. 6Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale si dimostra nel sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo” (1Cor 1, 4-6).
È un contagio risanatore, che si propaga di cuore in cuore e rende di nuovo lieta la terra.

Che cosa vi auguriamo, dunque? Di poter penetrare ogni giorno in questa stessa esperienza. Di lasciarvi mettere da Cristo al centro del dramma consolatore che lui ha inaugurato nel mondo. Di non avere paura dell’afflizione, se essa è il canale per la letizia vostra e dei vostri fratelli.
Ve lo auguriamo, ma è Dio che ve lo chiede, perché è Cristo che vi ha chiamato a questo, che ha scelto questa strada per amarvi e donarvi la sua pace, dandovi il privilegio di essere associati così radicalmente al suo mistero e al compito che ha ricevuto dal Padre.
Ve lo chiede il popolo di Dio, che ha bisogno del flusso rinfrescante dei sacramenti vissuti, ha bisogno di vedere dove sono le fonti della grazia, per rinascere continuamente. Lo accennava anche don Massimo ieri: ogni volta che una persona vi interpellerà, sarà Cristo a chiamarvi di nuovo ad immedesimarvi con lui.
Ve lo chiede la Fraternità, che ha bisogno di essere edificata tutti i giorni dalla santità dei suoi membri.
Ve lo chiedono i vostri genitori, dalla terra e dal cielo, che guardano con stupore a ciò che Cristo ha fatto di voi.
E infine anch’io lo desidero per voi, come vostro fratello maggiore. Desidero la vostra perfezione, perché tutti possano sapere che c’è nel mondo una fonte a cui essere lavati e rinfrancati. Questa è infatti la nostra certezza: “È apparsa […] la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini” (Tt 2, 11).

 

(foto Masi/Magni)

Ordinazioni 2013: gli auguri di Julián Carrón

22/06/2013 by San Carlo: Passione per la gloria di Cristo

mini JC Ordinaz. S.Carlo 2013 copyMilano, 22 giugno 2013

Carissimi don Nicolò, don Donato, don Matteo, don Francesco, don Stefano, don Lorenzo, don Paolo, don Daniele e Michele,

l’annuncio della vostra ordinazione sacerdotale e diaconale risuona con una forza e un accento particolari nel mio cuore in questo Anno della fede, in cui il Signore non finisce di sorprenderci.

Vi sono particolarmente vicino insieme a tutto il Movimento in questa circostanza solenne e lieta in cui, attraverso il vostro “sì” definitivo ponete davanti ai nostri occhi l’inaudita grandezza e la misteriosa semplicità del metodo attraverso cui Dio è presente in Gesù Cristo in ogni istante della storia, in ogni luogo e per ogni uomo, afferrando e trasformando radicalmente coloro che egli predilige e sceglie. Papa Francesco ce lo ha richiamato con semplicità suggestiva il 18 maggio ricordandoci che «L’importante è l’incontro con Gesù, l’incontro con Lui, e questo ti dà la fede, perché è proprio Lui che te la dà! (…) Sottolineo allora l’importanza di questo: lasciarsi guidare da Lui».

Sono grato ai vostri genitori per il dono della vostra vita, ai vostri Superiori, in particolare a don Paolo e a don Emmanuele per la loro guida e testimonianza, e a mons. Massimo Camisasca, che, inserito nella Successione apostolica, non cessa di essere padre amorevole di ciascuno di voi e di tutta la Fraternità dei Missionari e delle Missionarie di San Carlo.

Vi conceda la Madonna un abbandono vero e totale a Cristo in ogni circostanza della vita, un ardore apostolico instancabile per portare e testimoniare la fede nelle “periferie esistenziali” in cui siete mandati a vivere, nel continuo rinnovarsi dell’affezione commossa e intelligente al carisma di don Giussani, nella sequela cordiale e sempre nuova al Movimento.

Fraternamente

don Julián Carrón

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Ti ha scelto perché ha avuto misericordia di te

22/06/2013 by San Carlo: Passione per la gloria di Cristo

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Omelia per le ordinazioni sacerdotali, Roma 22 giugno 2013 -

Carissimi fratelli e amici,

questa celebrazione riveste un significato particolare per me e per i giovani che ora riceveranno l’ordine del presbiterato e del diaconato.

Per me si tratta del singolare privilegio che mi è concesso da Cristo di poter ordinare dei fratelli che ho accolto e accompagnato nella Fraternità san Carlo; per loro si tratta di un avvenimento che cambia interamente l’esistenza, in continuità e fioritura del loro battesimo, ma con una richiesta di donazione da parte di Cristo che supera ogni umana progettazione e previsione.

Le letture di questa santa Liturgia, che abbiamo appena ascoltato, sono il portale che ci introduce, con la profondità inesauribile della Parola di Dio, alla comprensione commossa di quanto sta accadendo. Devo limitarmi a riprendere con voi la pagina del Vangelo di Luca. Mentre gli altri Vangeli sinottici collocano il dialogo di Gesù con i discepoli, che abbiamo ascoltato, lungo la strada verso Cesarea di Filippo o arrivati in quel luogo, Luca ci mostra Gesù in preghiera. I discepoli stanno a distanza. Lui si avvicina a loro e pone una domanda. È una domanda che nasce dalla profondità del dialogo col Padre, non dalla vanità che può invece originarla sulle nostre labbra: “Cosa pensano gli altri, la gente, di me?”. Per Gesù si tratta di un itinerario chiaro: dalle opinioni della gente vuol arrivare a suscitare e verificare la fede personale dei discepoli. Dalle loro risposte comprendiamo che la gente che seguiva Gesù non aveva idee strane o fantasiose o irriverenti su di Lui. Sono evidentemente persone che conoscono la Scrittura e hanno seguito le vicende del Battista. Le loro risposte, che ora non possiamo analizzare, sono illuminate e per nulla banali. Ci fanno capire come la gente guardasse a Gesù. E ci riempiono della stessa ammirazione e attesa di quella moltitudine. Eppure tutto ciò non basta. Gesù prosegue: “Ma voi, avete saputo vedere meglio? Avete fatto tesoro delle mie parole e delle mie azioni? Avete penetrato il mistero della mia persona?”.

Luca e gli altri Vangeli non riportano le risposte degli apostoli e dei discepoli. Emerge soltanto la voce di Pietro che sovrasta le altre e le cancella dalla memoria: “Tu sei l’Unto di Dio”.

Fermiamoci un momento. Questa sera il dialogo avviene con voi. È a voi che Gesù chiede, a ciascuno di voi: “E tu, chi dici che io sia?”.

Questa domanda ci interpella nel profondo, ma si rivolge ora soprattutto a voi, cari fratelli che state per essere ordinati. Si può dire con assoluta verità e pertinenza che la vita del sacerdote  si spiega e si regge soltanto come strada di una progressiva conoscenza di Cristo. Conoscenza intellettuale, certo, da alimentare con lo studio e la meditazione, ma anche e soprattutto conoscenza affettiva che avviene nella preghiera, nella celebrazione dei sacramenti, nell’accompagnamento e nella guida delle persone che ci sono affidate da Cristo.

La conoscenza di Cristo è la realtà più avvincente del sacerdozio: una conoscenza personale, inesauribile. Ogni volta che una persona vi accosterà aprendo il suo cuore; ogni volta che direte: io ti assolvo, questo è il mio corpo; ogni volta che spiegherete e leggerete la Scrittura; ogni volta che aiuterete un uomo o una donna a leggere la sua vita, le sue gioie e i suoi dolori; … ogni volta sarà una nuova conoscenza di Cristo, un nuovo passo verso la realtà della sua Incarnazione, Passione, Morte e Resurrezione, della sua Presenza tra noi.

Amore di Dio e degli uomini, conoscenza di Dio e degli uomini di fondono nel nostro itinerario sacerdotale, nel nostro cammino verso Cristo.

Ma la domanda di Gesù rivela non solo il nostro cammino verso di Lui, in Lui, come direbbe san Paolo. Essa ci apre innanzitutto al cammino di Gesù verso di noi, verso ciascuno di noi. Il sacramento che ora riceverete, prima ancora di affidarvi delle responsabilità, è un atto di misericordia verso di voi. Miserando atque eligendo, dice il motto di Papa Francesco tratto da Beda, il Venerabile. Ti ha scelto perché ha avuto misericordia di te. Ripensiamo così alla domanda di Cristo: chi dite che io sia? Gesù sa bene chi Lui è. La sua domanda non nasce da curiosità, vanagloria, dubbio, incertezza. Nasce dalla carità. Desidera essere amato dai suoi, perché sa che in questo amore è la loro salvezza. Ed essi, dodici di essi, in questo passaggio che accoglie la carità di Cristo, da discepoli diventano apostoli.

Ha sete di te l’anima mia (Sal 62,2). Questa è la preghiera di ognuno di noi a Cristo. Ma “ho sete” è anche parola di Cristo a noi, parola di Cristo rivolta a ciascuno di noi. Soltanto rispondendo alla sua sete scopriamo la nostra identità. Cari fratelli desidero dunque lasciarvi questo pensiero: in Cristo noi conosciamo noi stessi.

“Chi dici che io sia?” è la domanda che ciascuno di noi dice all’amico per ricevere la rivelazione del suo io. Secretum meum mihi (Is 24,16).

Ognuno di noi cerca nell’altro la risoluzione del proprio segreto. “Io, che sono?” diceva Leopardi. La domanda dell’uomo a se stesso trova questa sera una risposta nel dialogo tra Cristo e i suoi: Io sono colui che Cristo ha amato e ama. Per questo ha accettato di “soffrire molto, essere rifiutato… , venire ucciso” ed è risorto il terzo giorno. Perché mi ama.

Cari fratelli, come Pietro ha ricevuto il dono di entrare nel dialogo tra il Padre e Gesù, così ora lo concede anche a voi. Il Padre vi rivela chi sia Gesù e quale sia la sua missione, quel mistero che a Pietro ripugna e vorrebbe in ogni modo allontanare. Eppure non c’è conoscenza di Gesù se non stando dietro a Lui. “Stammi dietro”, dice il Maestro a Pietro.

Questa è la consegna che questa sera vi affido: state dietro a Gesù. Chi perde, cioè dona la sua vita per Lui senza mai misurare, costui la salverà. Amen.

 

Omelia per le ordinazioni sacerdotali e diaconali della Fraternità san Carlo – Roma, Basilica di Santa Maria Maggiore, 22 giugno 2013

 

(foto Masi/Magni)

Imploriamo per loro il dono della fedeltà

22/06/2013 by San Carlo: Passione per la gloria di Cristo

20130622_1534_R_MG_8534Saluto a mons. Massimo Camisasca per le ordinazioni sacerdotali. Roma, 22 giugno 2013 -

Eccellenza reverendissima e carissimo don Massimo,

siamo molto contenti che tu sia oggi qui con noi.
Come cristiani e come parte del grande popolo della Chiesa in te riconosciamo la dignità del vescovo, del successore degli apostoli. Ed è con questa sincera reverenza che ti accogliamo oggi tra noi.
Come tuoi fratelli della Fraternità san Carlo, vediamo in te il padre che in questi anni ci ha educati proprio ad amare la Chiesa e a servirla nella missione secondo la sensibilità umana e cristiana che abbiamo imparato da don Giussani. La tua presenza qui oggi rinnova in noi un profondo sentimento di gratitudine per tutti i doni con cui Dio, attraverso la tua persona, ha arricchito le nostre vite.

Anche per te, lo intuiamo tutti facilmente, questo è un momento particolare.
I nostri fratelli che oggi chiedono di essere ordinati per l’imposizione delle tue mani sono i primi che giungono al sacerdozio e al diaconato nella Fraternità dopo la tua consacrazione episcopale. Li conosci bene e li hai personalmente preparati a questo passo, assieme don Gianluca Attanasio, che è stato il loro rettore durante tutto il tempo della loro formazione e che voglio ringraziare assieme a te.
Ora sono destinati a Roma, a Taipei, a Santiago del Cile, a Napoli, a Vienna, a Reggio Emilia, a Mosca e a Washington. Rappresentano così in qualche modo, senza che nessuno l’abbia calcolato, l’apertura universale del nostro desiderio missionario.

La letizia che questi nostri nove fratelli vivono nella loro decisione per Cristo riempie anche noi di gioia. Il papa Benedetto XVI, ricevendoci il 6 febbraio per l’ultima volta, ci ha detto che Dio continua a chiamare, fa sentire nei cuori dei giovani il suggerimento a seguirlo, e a noi ha affidato la responsabilità di aiutare questi semi a maturare fino a portare frutto.
Oggi imploriamo per loro il dono della fedeltà di tutta la loro vita. Nelle gioie e nelle sofferenze che vivranno lungo questo cammino, troveranno il loro compimento. Chiediamo anche che le persone che questi nuovi sacerdoti incontreranno possano essere condotte vicine a Cristo per la loro testimonianza, attraverso il loro aiuto e per la forza dei sacramenti che da oggi potranno donare a chi li chiederà.

(foto Masi / Magni)

 

Social media come strumento formativo per lo sviluppo

22/06/2013 by Associazione Seed

articolo_CFC_seed Siamo lieti di annunciarvi di aver pubblicato un articolo sul numero di giungo di Educatione Permanente, il periodico della Fondazione Svizzera per la formazione continua!

L’argomento principale dell’articolo sono i social media, cioè i mezzi di comunicazione digitali grazie ai quali gli utenti condividere contenuti e informazioni generati da loro stessi. In particolare, i social media vengono descritti come risorsa formativa, che può essere applicata anche all’ambito della sviluppo.

Questo particolare utilizzo dei social media viene esemplificato e chiarito dalla descrizione di diversi progetti implementati dall’associazione seed, nell’ambito dei quali diversi media sono stati strumenti utilissimi per:
- distribuire contenuti
- consentire e facilitare collaborazioni
- costruire un ambiente formativo virtuale
- aumentare il potenziale espressivo degli utenti
- Gestire i rischi che possono essere causati dall’utilizzo di internet da parte dei più giovani.

Vi aggiorneremo presto con altre novità riguardanti l’applicazione dei social media alla formazione e allo sviluppo!

 

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